“Amo curiosare nella storia e nella musica del tango e, guardate che cosa ho trovato per voi! Questa volta vi presento la Polonia, ma meglio far parlare Jerzy Placzkiewicz….”
Sostengo la teoria che le nostre scelte, il nostro gusto e preferenze si fondano nella nostra gioventù e provengono da ciò che abbiamo vissuto. Comunque più invecchio, più mi rendo conto che rimane ancora una cosa da compiere: Il bambino di cui parlavamo deve avere inclinazioni particolari e una sua sensibilità prima di una possibile assorbimento. E penso che ciò fa al mio caso.
Quando avevo 4 o 5 anni ero capace di distinguere con l’orecchio per esempio la voce diBeniamino Gigli da quella di Tito Schipa. I miei giocattoli preferiti erano vecchi dischi e foto. Le mie favole più amate erano storie della vita bohème vissuti da miei genitori nella loro gioventù. Un mondo di questo genere mi circondava e forse non avrebbe avuto nessuna conseguenza se non ci fossi stato attratto da ciò.
Specialmente i dischi avevano qualcosa di misterioso per me: strane etichette, diverse da ogni altra immagine, nel centro di un disco nero. Il disco, se girato, iniziava ad emettere un suono: i preludes di Chopin, i vals di Tschaikovsky, uno swing americano dei primi anni o – composizioni argentine molto famosi di Rodríguez e Villoldo venivano fuori sotto l’ago di ferro. Ora, quando cerco di ricordarmi, sono sicuro che le melodie che i miei genitori cantavano canticchiate o sussurrate maggiormente a casa mia, erano tangos polacchi. Ovvio, le melodie popolari del cosidetto periodo tra le guerre in Polonia erano composizioni al ritmo di tango.
Il tango emergeva in Polonia poco prima del inizio della Prima Guerra Mondiale. Ludwik Sempolinski, artista e storico, ricorda nelle sue memorie il fatto che nella "ultima operetta di Jacoby presentato in Versavia il 28 di Ottobre 1913, una nuova danza chiamato "Tango" fu ballato da Lucyna Messal e Jozef Redo".
Nella mia collezione ci sono note uniche della composizione di Aime Lachaume di nome "Regina-Tango", edito in 1913 a Versavia. Sulla copertina sotto il titolo c’è la foto di Pola Negri insieme al suo partner, Edward Kuryllo, in un abbraccio di tango. Pola Negri, una ballerina di Versavia, in questo periodo 17 anni, non si poteva davvero immaginare il suo futuro fantastico nell’industria cinematografico internazionale. Forse sarebbe degno di nota, che 25 anni più tardi, Pola Negri cantò "Tango Notturno" in uno dei suo ultimi film sonori; una interpretazione che, al mio parere, va oltre ogni cosa di questo genere creata in quel periodo in Europa.
In 1919, un attore, Karol Hanusz cantava "The Last Tango" nel cabaret "Black Cat" a Versavia, con la music di E. Deloire e la sua poesia iniziò con le parole: "Sotto il cielo blu dell’Argentina...".
In 1922, un cantante, Stanislaw Ratold incideva alla Beka Grand Record, una versione polacca di "Tango du reve", con la musica di Edouard Malderen.
Fino la metà degli anni ’20 il tango in Polonia condivideva la sua posizione con altri affascinanti ritmi ballabili: il one-step, lo shimmy, il fox-trot e il vals. Penso che qualcosa di eccezionale aveva luogo poco dopo il 1925 quando Zygmunt Wiehler componeva il tango "Nie dzis to jutro" (Se non oggi, domani andrà bene) per Hanka Ordonowna, la nostra conosciuta cantante e attrice, la star del cabaret "Qui pro Quo".
Da questo momento i tanghi in Polonia, come una produzione nazionale, venivano fuori come un fiume liberato. Il gran successo del anno 1927 fu il tango "Wanda" –la storia di una ragazza polacca venduta ad un bar malridotto in Argentina dove nessuno si cura di lei ad eccezione di un chitarrista che la promette una vita migliore altrove, se solo accetta di andar via con lui.
Tutti questi tanghi polacchi degli ultimi anni ’20 erano in qualche modo copie in vero stile argentino. Il più applaudito esecutore di questo genere fu Stanislawa Nowicka, ben presto soprannominata ‘Regina del Tango’. Le storie esposte in questi canzoni avevano normalmente sempre i stessi temi: le lamentele di una ragazza povera, assolutamente devota al suo amante senza scrupoli, padrone di una notte e dell’uso del coltello: "Stanotte mi piccherai di nuovo finché morirò dalle urla/ Ma non ho la forza di lasciarti, cattivo bastardo tu!"
Nel 1929 ci fu un culmine: Jerzy Petersburski compone il suo "Tango Milonga" che, con parole tedesche e inglesi come "Oh, Donna Clara", dominava immediatamente su tutti le altre canzoni famose in tutto il mondo. Nello stesso anno Wladyslaw Dan, un giovane musicista, decise di preparare a Versavia una serata di tanghi cantati in spagnolo da un gruppo di cinque giovani ‘gentlemen’ accompagnati da chitarre, accordion e pianoforte. Lo show aprì con "Plegaria" di Eduardo Bianco e finì con "Mamita mía" di Enrique Delfino. Wladyslaw Dan si lanciò in un esperimento: lui stesso compose per questa serata due tanghi in stile argentino con parole scritti volutamente in spagnolo. I loro titoli furono: "Siempre querida" e "Liana". Il gruppo vocale per questa esibizione prese il nome:Coro Argentino V. Dano, conosciuto più tardi come Chor Dana.
La moda per il tango in Polonia era importata dall’ovest. In ogni caso, si dovrebbe sapere che Versavia, in confronto a Parigi, Madrid o Berlin0, non era mai nel mirino di gruppi in tour di musicisti e cantanti argentini. Il tango arrivò in Polonia attraverso registrazioni discografiche, notizie di giornali e radio. Polonia era senz’altro preparatissima ad accoglierlo, grazie alla sua sete continua per le novità esotiche.
Alcuni tanghi originali argentini si conquistavano una popolarità senza precedenti e furono immediatamente eseguiti e incisi in versione polacca. Però gli autori delle parole in polacco non si curavano minimamente dei contenuti del testo originale.Usavano scrivere i loro personali versi in versione pseudo-spagnolo o pseudo-sudamericano o mescolavano gli stili con modi tipici di questi paesi.
Ad esempio: "Mama yo quiero un novio" in polacco porta il titolo "Santa Madonna"; "Adiós muchachos" fu cambiato in "Donna e Caballeros"; "Sonsa" esiste in versione polacca come "Concha"; il coro di "Yira yira" inizia con un imperativo "Devi farlo!". Il sovranominato "Adiós muchachos", assolutamente molto popolare, esiste addirittura in due versioni di lingua polacca.
L’anno 1930 e il successo "Juz nigdy" di J. Petersburski portarono una nuova ventata per il tango polacco:
"Mai più – ti sentirò pronunciare parole d’amore,
mai più – premerò alle mie labbra affamate,
Sei andata via,
come farò d’accettare che non ritornerai
giorno o notte, nel pensiero o nel sogno,
mai più!"
Il tango diventò una sorta d’espressione sentimentale con un tocco di melanconia o addirittura depressione. In tal modo erano i versi lirici, ma la musica, apparentemente, seguiva i testi nel loro sentimento. I ritornelli avevano qualcosa che potrebbe essere chiamato un’essenza "spezza cuore " e questo fu, al mio parere, la ragione per cui diventarono così popolari. E popolarità – come sempre – produce una richiesta crescente per questo nuovo stile.
Con ogni anno che passava, le fattezze del tango polacco avevano sempre meno in comune con il prototipo argentino. Più tanghi nazionali furono composti, meno veniva l’interesse per la produzione oltremare. La base ritmica dei tanghi polacchi era delicata e normalmente lenta. L’orchestrazione rimase più nell’ombra della voce principale, la melodia tormentata:
"Questo è l’ultima domenica,
oggi ci divideremo uno dall’altro,
oggi andremo via uno dall’altro,
per il resto della nostra vita.
Questo è l’ultima domenica,
perciò nontenermi lontano
guardami con amore,
per questa ultima volta."
In altre parole il sentimento di desiderio e nostalgia era in primo piano nei tanghi creati da compositori polacchi. I loro nomi sono Jerzy Petersburski, Zygmunt Karasinski, Artur Gold, Zygmunt Bialostocki, Fanny Gordon, Henryk Wars, Michal Ferszko, per citarne solo alcuni.
Comunque ci sono due musicisti, Arcadi Flato, arrangiatore dell’Orchestra dello Studio Odeon eHenryk Gold, arrangiatore per la Columbia, che cercarono, con successo, di mantenere intensi i tanghi polacchi, con forti accenti e il tipico carattere piccante argentino.
I parolieri rimanevano nell’ombra di Andrzej Wlast, che possiamo definire un campione per il grande numero di testi da lui scritti. Anche i nostri poeti Julian Tuwim e Marian Hemar hanno scritti qualche testi meravigliosi per tanghi.
Penso che è importante dire che la maggior parte dei compositori e parolieri, nati in Polonia ed educati come artisti polacchi, in effetti erano ebrei e avevano subito per molti anni il peso dell’occupazione russa e la sua influenza. Queste circostanze potrebbe spiegare in un certo senso le loro scelte artistiche e la predilezione in chiave nostalgica della loro musica.
A metà degli anni ’30 il nostro fenomeno potrebbe già essere chiamato Tango Polacco. Penso non esiste nessun’altro paese in Europa che fu soggetto di tale febbre di tango come la Polonia.
Durante le mie ricerche, quando mi capitava di trovare, per esempio, 5 vecchi dischi polacchi, 4 di loro sono sempre dei tanghi. Nell’ultima pagina, dove venivano pubblicizzate le novità si nota che più dei 3/4 di tutte le canzoni popolari in Polonia erano tanghi. Lo stesso possiamo notare sfogliando i cataloghi dei dischi grammofoni.
Qualche giorno prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale Janusz Poplawski, un tenore, incise allo Studio Odeon di Versavia il tango "Zlociste chryzantemy", che, in qualche modo, chiude in Polonia la grande epoca dell’avventura musicale:
"Crisantemi dorati in un vaso di cristallo
sono appoggiati sul mio pianoforte,
placare il dispiacere e rigetto.
Attraverso le lacrime argentee e nebulosi
estendo le mie mani verso di loro
e sussurra una domanda:
perché dovevi andartene via?"
Ringraziamo Jerzy Placzkiewiczper il gentile rilascio del materiale (visibili con foto a http://www.todotango.com - chronicles )