Vorrei nei seguenti articoli farvi conoscere la storia del Tango Rioplatense al di fuori dell’Argentina attraverso i personaggi più significativi. Comincerò con l’accesa e il declino del cantante russo considerato il Re del Tango Russo, Pjotr Konstantinowitsch Leschenko, nato il 2.6.1998 a Isagewa/Odessa e morto il 16.6.1954 in un campo di prigionia vicino Bucarest in Romania. Cantava generalmente in russo e registrò a Riga (in Lituania) e in Gran Bretagna dieci LP. Qualche anno fa un gruppo di ricercatori berlinesi di tango hanno ritrovato e poi pubblicato su Cd i suoi maggiori successi. Ma forse dovremmo cominciare da suoi esordi ....
Pjotr Konstantinowitsch Leschenko era considerato il "Re del Tango Russo". Dal 1930 fino 1950 nessun’altro cantante emigrante russo poté confrontarsi con lui in quanto a popolarità. Non solo fu famoso all’estero, ma anche in Russia, anche se ufficialmente nel suo paese non fu rilasciata neanche una registrazione.
Leschenko, che cantò una musica diversa da quella proposta dal comunismo, venne ugualmente ascoltato dalla gente. Le registrazioni dovevano essere contrabbandate. Arrivarono dai paesi del Baltico, dall’Inghilterra e dalla Germania e venivano in Russia di nascostoriportati in cosidetti "centine", lastre radiografiche usate. Molto prima che Pjotr Konstantinowitsch Leschenko morisse in un campo di prigionia vicino Bucarest nel Luglio del 1954, era diventato una leggenda. Una leggenda il cui fascino vive tutt’ora.
Risulta difficile entrare nel folto dei pettogolezzie della propaganda che sono cresciuti intorno al personaggio nascosto dietro questa voce. È nato il 2 di Giugno 1898 nel piccolo villaggio di Isaewa nella Russia meridionale, non lontano di Odessa, da una ragazza-madre. Sull’identità di suo padre esistono solo supposizioni. La teoria piu pittoresca punta verso il facoltoso proprietario di terre locale.
Con il suo patrigno, Leschenko si spostò a Kischinow in Bessarabia, che dal 1873 fu parte della Russia. Gli insegnanti della scuola del villaggio si accorsero della sua grande musicalità, della sua voce e del suo orecchio perfetto. Imparò a suonare la chitarra da autodidatta. Con la Prima Guerra Mondiale la Romania inglobò la Bessarabia, costringendolo a diventare cittadino rumeno.
Non avendo mai imparato una vera professione, poté solo dipendere dal suo talento musicale. Insieme a sua moglie Zinaida, una ballerina di origine lettone, si esibiva in una mistura di balletto e folclore. La coppia diventò famosa e partì per una tournée attraverso l’Egitto, la Palestina, la Persia e la Turchia; si esibirono perfino a Berlino nel ristorante russo "Tari Bari" a Charlottenburg. Ma fu a Riga che Leschenko sfondò come cantante. Quella sera Zinaida non poté esibirsi perché incinta, e Pjotr dovette fare a meno di lei. Iniziò così a cantare: cantò canzoni russe zingare, familiari agli ascoltatori, ma con una voce e con un’interpretazione che incantò. Un’onda d’entusiasmo portò Leschenko attraverso tutta l’Europa. Viaggiò in Jugoslavia, si esibò a Vienna, a Parigi e – seguendo il desiderio di Lady Laudley – anche in Inghilterra.
In 1935 Leschenko era arrivato al culmine del suo successo e ciò gli permise di esibirsi solamente nel suo locale a Bucarest, il "Leschenko", considerato il "Maxim dell’Est". Leschenko assumeva i più dotati musicisti per la sua orchestra. Il programma iniziava sempre con i canzoni zingare, ma nella seconda parte si vedeva un Leschenko diverso sul palco: un uomo in abito da sera, con un bianco fazzoletto di seta, allora era arrivato il momento per i tangos, quasi tutti composti esclusivamente per lui.
La Seconda Guerra Mondiale segnò il suo declino. Nel Agosto del 1944 la Romania dichiarò guerra alla Germania e dopo poco tempo l’Armata Russa entrò a Bucarest. Il suo comandante, il Generale Bulganin, divento il “mecenate” di Leschenko. Da allora Leschenko dovette cantare tutte le notti per gli ufficiali dell’Armata Rossa. Quando a Mosca Stalin iniziò a prendere le redini dello stato, Bulganin dovette andarsene. Pjotr Konstantinowitsch Leschenko fu travolto dagli eventi della sovietizzazione, il ristorante "Leschenko" degli "emigranti bianchi" fu svenduto e a lui vietato ogni apparizione. Fu arrestato sul palco ancora nel suo vestito zingaro e morì il 16 di Luglio 1954 nell’infermeria di un campo di prigionia non lontano da Bucarest.
I Russi sparsi in tutto il mondo non lo dimenticarono e lo ricordarono con così tanto amore e tanta devozione, che un collezionista di dischi nascose i suoi 78 giri originali in Russia ignorando il pericolo del regime sovietico.
· si pronuncia Lecenco
ringraziamo Uli Schumann (vedi Links) per il gentile rilascio del materiale.